WWF, Tsunami e 9/11: il paradosso ambientalista
Qualche giorno fa, i new media internazionali hanno dedicato tanti dei loro piccoli spazi per mostrarci un’immagine (questa) che non si poteva mostrare, una campagna pubblicitaria realizzata da DBB Brasil per conto di WWF.
Centinaia di aerei che volano in direzione dei grattacieli di Manhattan (con le torri Gemelle ancora al loro posto) e sopra di essi la scritta: “The tsunami killed 100 times more people than 9/11. The planet is brutally powerful. Respect it. Preserve it.”
Un messaggio ritenuto inidoneo alla diffusione e che quindi non avremmo mai dovuto vedere.
Ovviamente però, per via dell’abituale paradosso “occultamento-svelamento” che caratterizza il rapporto tra media e censura lo abbiamo visto, rivisto e stravisto molto più di qualunque altra recente campagna di WWF.
Un successo comunicativo dunque, da cui però lo stesso Worl Wildlife Fund ha preso le distanze, sull’onda dello sdegno emotivo provocato dall’immagine.
Ora, considerato che la statistica sulla mortalità dei due eventi non è un’opinione ma un fatto e che quindi non si può squalificare il manifesto come una forma di pubblicità menzognera, il pensiero si deve allora seriamente porre la questione: qual è il problema con una comunicazione di questo genere?
Cosa davvero in questa immagine suscita un tale sdegno e ricusazione.
Non si può ridurre tutto a una questione di bad taste, altrimenti non si capirebbe come possiamo accettare che l’industria cinematografica americana, per esempio, continui a produrre film catastrofici che citano con assoluta testualità grafica la distruzione delle torri. Un recente esempio è Cloverfield, la cui locandina non era certo di maggior buon gusto.
Escludendo quindi che si tratti di un orrore grafico o visivo c’è da chiedersi cosa ci sia di tanto disturbante nell’immagine e nel paragone.
Una posizione forse troppo semplicistica porta a concludere che ci si trova di fronte al classico caso di “differenze di peso specifico dei morti”: il che è certamente vero, oltre che supportato dal fatto che le scuse per il paragone sono state assolutamente unilaterali e assolutamente nessuno si è soffermato a chiedersi cosa ne penserebbero i 200.000 morti travolti da onde alte decine di metri a vedersi paragonati ai 2000 morti degli attentati. Però questo punto di vista non intacca che superficialmente la questione.
Il mio parere infatti è che in questo caso, le forze culturali in gioco siano schierate su tutt’altro campo semantico, all’interno del rapporto sempre più ambiguo tra la nostra società nel suo globale e gli issues ambientalisti, a prima vista tanto in voga.
Questi ultimi infatti sono ritenuti accettabili, anche dai liberal che apertamente li sostengono, solo fintanto che parlano un linguaggio “inoffensivo” all’interno di un campo neutro.
Se però questi issues decidono di alzare la posta, uscendo dal cono d’ombra della facezia e della retorica politicamente corretta (qui una serie di esempi di pubblicità – innocue – della stessa agenzia), ed utilizzano un linguaggio storicizzato, fatto di metafore concrete, smettono cioè di mostrare il loro volto solo attraverso teneri orsacchiotti orfanelli qualcosa ci dice che non gli deve essere permesso. Se osano in poche parole innalzarsi, anche solo in via metaforica, al livello di ciò che inconsciamente la cultura occidentale considera come “le cose davvero serie”, ecco che immediatamente ciò non gli è permesso. Il che implicitamente equivale ad affermare – al di là di tutti i buoni propositi e di tutti gli enunciati politici espliciti - che il tema ambientale resta una nota margine all’interno del paradigma storico contemporaneo.
[...] Già…beh…uhm… Pubblicato Settembre 11, 2009 formicafuego Lascia un commento Tags: http://3000caratteri.wordpress.com Ecco, l’ho fatto. Ho aperto un altro blog, si intitola 3000caratteri e si occuperà di cose a volte simili a questo ma in modo molto diverso da questo, comunque rigorosamente in min/max 3000 caratteri. Il primo post è qui. [...]